

L’evoluzione del Retail: "Il negozio non è un canale ma un sistema operativo"
- tempo di lettura: 2 minuti
di Giacomo Guida - Senior Business Consultant Aviesse
Dal Retail Summit 2025 emerge un cambio di paradigma.
Il Marketing and Retail Summit 2025 ha evidenziato una trasformazione strutturale. Il negozio non rappresenta più il terminale della customer journey. È la piattaforma centrale dell’architettura retail. La combinazione di maturità dell’ecommerce, pressione sui costi e necessità di dati di prima parte sta spostando il baricentro del settore verso il fisico.
L’ecommerce ha raggiunto un punto di saturazione in molte categorie. Secondo Deloitte, il costo di acquisizione cliente è aumentato del 60% negli ultimi 4 anni. I margini online sono compressi da logistica, resi e costi di last mile cresciuti del 20% anno su anno. Ogni punto percentuale di crescita aggiuntiva genera rendimenti decrescenti. Il ritorno al fisico è una scelta economica, non un fenomeno comportamentale.
Perché è strategico
Il negozio svolge 4 funzioni che nessun altro asset dell’ecosistema retail è in grado di replicare con la stessa efficienza.
Primo. È l’infrastruttura dell’omnicanale. Il 45% dei clienti utilizza formati ibridi come pick up, resi o ship from store. Senza integrazione tra stock, sistemi transazionali e processi, l’omnicanale genera costo anziché valore.
Secondo. È la principale fonte di dati di prima parte. McKinsey stima che l’integrazione tra dati fisici e digitali aumenti la conversione del 30% e riduca i costi media del 20%. Nel contesto post cookie, la raccolta di dati in store diventa un asset competitivo critico.
Terzo. È un media center ad alta marginalità. Il retail media cresce globalmente del 22% annuo e genera margini superiori al 60%. La combinazione tra flussi fisici e audience proprietarie crea un inventario media con ritorno immediato e misurabile.
Quarto. È un microfulfillment center distribuito. La prossimità riduce i costi di ultimo miglio, aumenta la velocità di consegna e migliora la redditività dell’omnicanalità.
La discontinuità risiede nel fatto che il negozio non è un canale ma un sistema operativo. La leva strategica non consiste nell’adottare nuove tecnologie, ma nel costruire un’architettura capace di orchestrare omnicanale, dati e media. I modelli che non integrano queste dimensioni non generano valore sostenibile. Il rischio sistemico è rimanere esposti all’aumento dei costi e all’erosione della marginalità.
La mia esperienza
In contesti complessi come GameStop, il negozio funzionava già come piattaforma. Il 20% del traffico digitale convertiva in store. I servizi a valore venivano collocati nella zona di massima visibilità per attivare conversione immediata e intercettare traffico non intenzionale proveniente dalla galleria commerciale. L’obiettivo era massimizzare valore per metro quadro attraverso servizi, dati, flussi assistiti e inventory media dedicati ai partner.
Negli ultimi anni numerosi leader nell’elettronica di consumo hanno introdotto servizi come riparazioni, trade in e assistenze avanzate. Si tratta di segmenti caratterizzati da domanda crescente e margini superiori al 50%. La credibilità delle insegne e la capillarità territoriale avrebbero potuto generare una posizione dominante. Il fatto che questi servizi non siano diventati leve strategiche indica un limite del modello. La leva mancata non riguarda il servizio, ma la capacità del sistema di catturarne il valore. Quando un servizio non scala pur disponendo delle condizioni ideali per farlo, il vincolo è nella struttura e non nella domanda.
La mia visione
La competizione futura avverrà tra architetture, non tra canali. I retailer che integrano omnicanalità, dati e media in un unico sistema operativo costruiranno un vantaggio competitivo scalabile. Gli altri rimarranno esposti alla volatilità dei costi e alla compressione dei margini.
La customer experience deve diventare un processo industrializzato. La leva economica sottovalutata è la capacità del personale di generare insight, guidare la conversione assistita e aumentare l’attach rate dei servizi. La differenza tra valore percepito e upselling indesiderato dipende dalla qualità del processo consulenziale.
La tesi è lineare. I servizi non falliscono per mancanza di interesse. Falliscono quando non vengono progettati come parte del modello operativo.
Cosa fare da subito
Primo. Mappare gli asset del negozio come piattaforma. Spazi, dati, inventory media e processi.
Secondo. Integrare sistemi e flussi informativi tra fisico e digitale. Le evidenze mostrano un incremento del 15% della conversione assistita.
Terzo. Definire servizi come risposte a bisogni economici concreti del cliente.
Quarto. Standardizzare la customer experience in un processo end to end.
Quinto. Misurare valore reale attraverso KPI incrementali. Conversione, NPS e incremento generato da media e servizi.
Sesto. Costruire una governance capace di orchestrare l’architettura omnicanale in modo unitario.
Il negozio non è un punto di arrivo. È il motore economico del retail. La differenza competitiva nei prossimi anni sarà determinata dalla capacità di trasformarlo in una piattaforma.
Giacomo Guida - Executive Consultant | C-Level Strategy | Business Growth & Retail Transformation
Fonti:
Deloitte Digital – Global Consumer Insights (2024)
McKinsey – The Future of Last Mile (2024)
McKinsey Analytics – Retail Omnichannel Performance (2023–2025)
eMarketer – Global Retail Media Forecast (2025)
Bain & Company – Assisted Selling Transformation (2024)
Marketing and Retail Summit 2025, Mark Up
Interventi ufficiali di retailer e leader nell’elettronica di consumo al MRSummit 2025

